teatro e letteratura Italiana a Londra dal 1998

 

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Salita Gatto di Pino Ferrara

Sfogliando le pagine di questo romanzo, è come se aprissimo una porta e facessimo un salto nel passato. Siamo nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale e la vita in un piccolo paese della Sicilia scorre lenta e monotona come da sempre, poco toccata dagli eventi bellici. Il paese di pescatori si chiama Villaggio Pace, proprio lungo la costa nord della città di Messina, e qui il tempo scorre lento e monotono e quel poco che accade è fortemente regolato da usi, costumi e tradizioni che condizionano il vivere e il convivere dei suoi abitanti. Il protagonista, Giovanni, descrive quella vita attraverso le vicende della sua famiglia. I cambiamenti tuttavia arrivano, sia pure lentamente, sconvolgendo l’esistenza e le abitudini dei suoi abitanti. Giovanni ci descrive con minuzia di particolari quale era la vita prima della guerra, come è cambiata dopo e gli effetti che ha avuto sulla gioventù di allora, quella gioventù che negli anni Cinquanta si è incamminata verso il Nord, portandosi dietro solo una valigia piena di speranze e di paure. E per la generazione dei figli, e ancor più per quella dei nipoti, è difficile, se non impossibile, immaginare come si viveva allora, ma solo conoscendo il passato si può capire il presente.

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Pino Ferrara è nato nel 1936 a Messina. Prima come bancario e poi come uomo di teatro e di lettere, ha passato gli ultimi quarant’anni della sua vita all’estero, vivendo tra gli Stati Uniti, Hong Kong e Londra. Come dirigente bancario ha lavorato all’estero per diverse banche italiane e straniere, collaborando nel contempo con riviste finanziarie asiatiche. Nel ruolo di regista teatrale, a Londra ha messo in scena molte commedie di commediografi contemporanei italiani e ha insegnato recitazione in alcuni College inglesi dove si studia la lingua italiana. Alcune sue poesie sono state presentate in una manifestazione letteraria per la promozione della lingua italiana organizzata a Londra con il patrocinio del Ministero dei beni culturali e altre sono state premiate in vari concorsi letterari in Italia e incluse in alcune antologie. Il suo romanzo Il foglio di Aziza ha vinto il “Premio della Giuria” del Premio letterario Città di Pontremoli 2014. Rotariano fin dal 1974, è stato Presidente del Rotary Club della City di Londra e nel 2004 gli è stata riconosciuta la Paul Harris Fellowship per il suo contributo a sostegno di studenti bisognosi. I proventi del suo lavoro nel campo teatrale e letterario sono interamente devoluti a beneficenza. Attualmente vive e lavora tra Milano e Londra.

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Il Maestro Lorenzo Castello, autore delle locandine di Escape in Art

 

Il Maestro Lorenzo Castello, genovese di nascita, lavora dal 1983 fra Londra e Parigi.

Pittore ritrattista di chiara fama, é ricordato per i molti personaggi che hanno deciso di affidare la propria immagine alle sue tele, da Sua Altezza Reale la Principessa Anna d'inghilterra, a Lord Charles Forte, da Sir Eddie George, ex-Governatore della Banca d'Inghilterra, a Sir Denis Mahon, storico d'arte.

Tutte le sue figure ci trasmettono la sua interpretazione di un mondo di magico realismo.

Prestigiosi musei hanno accolto le sue opere: fra questi la National Portrait Gallery di Londra, la National Gallery di Dublino, il Museo Villa Tempra a La Valletta (Malta), il Museo Nazionale del Cairo.

A Genova ha realizzato la pala d'altare della chiesa di San Marco al Molo.

Per maggiori informazioni sulle opere del Maestro Castello potete visitare il suo sito:

 

Lorenzo Castello - Gallery

 

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Il Figlio di Aziza di Pino Ferrara

 

 

Vincitore del "Premio Speciale della Giuria"del Premio Letterario Città di Pontremoli 2014

 

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Per informazioni sulle attivitá del Gruppo Escape in Art, offrire collaborazione o proporre nuove idee, contattare Pino Ferrara

 

sito disegnato e mantenuto da Vincenzo

Pino Ferrara

 

Pino e’ nato a Messina e ha cominciato a fare teatro all’etá di nove anni, prima con una compagnia parrocchiale, poi con una di semiprofessionisti/semidilettanti. A Milano ha formato e diretto il CTSM, la Compagnia del Teatro Studentesco Milanese, formata da studenti universitari dilettanti.

  

Ufficiale dei paracadutisti della Folgore, si congeda a venti anni e si trasferisce a Milano, dove comincia a lavorare come assicuratore e a frequentare l’Accademia d'Arte Drammatica. Vicende familiari gli fanno mettere nel cassetto i progetti teatrali e lo spingono ad intraprende la carriera bancaria, lavorando per vari istituti italiani e stranieri in Italia, negli Stati Uniti, a Hong Kong e a Londra.

 

A Chicago consegue un diploma universitario in American Banking and Law, presso l’Università dell’Illinois. La sua carriera nella City si conclude nel 1998, per dedicarsi a tempo pieno ad Escape in Art ed altre inizitive culturali e benefiche.

 

In particolare Pino é stato uno dei principali animatori del Rotary Club City & Shoreditch, del quale é stato Presidente nel 2002/2003. Rotariano dal 1974 Pino ha animato importanti iniziative durante la sua Presidenza, fra le tante un gala dinner/concerto presso l'Ambasciata Bulgara a Londra, per raccogliere fondi da destinare alla costruzione di pozzi d'acqua in Etiopia. La serata ha permesso di raccogliere £27,000 che, integrate da fondi del Rotary District e della Rotary Foundation, hanno permesso la costruzione di due grandi bacini per la raccolta, lo stoccaggio/filtraggio e la distribuzione di acqua piovana.

 

A Londra, Pino ha ripreso la sua passione per il teatro, prima come attore e poi come regista fondando il Gruppo Escape in Art e dirigendone quasi tutte le commedie. In alcune, si é anche cimentato come attore.

 

Pino vive fra Londra e Milano, dove collabora ad alcuni progett teatrali.

 

Contributi letterari a cura di Pino Ferrara

 

Dicembre 2006 - Incontro al parco in tempo di Natale di Pino Ferrara

 

Dicembre 2007 - Lettera a Babbo Natale di Pino Ferrara

 

Salita Gatto di Pino Ferrara

Sfogliando le pagine di questo romanzo, è come se aprissimo una porta e facessimo un salto nel passato. Siamo nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale e la vita in un piccolo paese della Sicilia scorre lenta e monotona come da sempre, poco toccata dagli eventi bellici. Il paese di pescatori si chiama Villaggio Pace, proprio lungo la costa nord della città di Messina, e qui il tempo scorre lento e monotono e quel poco che accade è fortemente regolato da usi, costumi e tradizioni che condizionano il vivere e il convivere dei suoi abitanti. Il protagonista, Giovanni, descrive quella vita attraverso le vicende della sua famiglia. I cambiamenti tuttavia arrivano, sia pure lentamente, sconvolgendo l’esistenza e le abitudini dei suoi abitanti. Giovanni ci descrive con minuzia di particolari quale era la vita prima della guerra, come è cambiata dopo e gli effetti che ha avuto sulla gioventù di allora, quella gioventù che negli anni Cinquanta si è incamminata verso il Nord, portandosi dietro solo una valigia piena di speranze e di paure. E per la generazione dei figli, e ancor più per quella dei nipoti, è difficile, se non impossibile, immaginare come si viveva allora, ma solo conoscendo il passato si può capire il presente.

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Il Figlio di Aziza di Pino Ferrara

 

 


Vincitore del "Premio Speciale della Giuria"del Premio Letterario Città di Pontremoli 2014

 

Il Figlio di Aziza è la storia delle vite travagliate di una giovane donna fragile e bisognosa di amore e della sorella Lemlem che vive una vita parallela a quella della sorella, ma totalmente diversa.
Due persone provenienti da una famiglia condizionata da tradizioni ambientali e da pregiudizi religiosi, le cui conseguenze toccano la vita di tutti i suoi membri, ma in particolare quella di Lemlem – docile, accomodante, studiosa e altruista – e quella di Aziza – ribelle, svogliata, incapace di accettare le regole che le si vorrebbero imporre, ma anche insicura e sognatrice. La guerra civile che si combatte nel loro paese, in tempi e situazioni diverse, le porta a Roma, dove vivono insieme per un breve periodo. Poi, ognuna per suo conto, per scelta o per necessità, in molti altri paesi, per ritrovarsi ancora insieme a Londra. Le loro vite totalmente diverse si incrociano in un susseguirsi di fatti che in modo diverso entrambe subiscono.
Ma è soprattutto la storia di Adam, un bambino che bambino non è mai stato e che rappresenta per le due sorelle sentimenti diversi: per Lemlem un figlio mai avuto, per Aziza un altro figlio, Sam, di cui non sa più nulla, ma che è sempre presente nella sua mente.
Degli errori altrui Adam paga le conseguenze in modo traumatico. Ciò nonostante riesce a trovare un suo posto in un mondo che fin dalla nascita gli è stato ostile.

 

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La poesia "Briciole di pensieri" di Pino Ferrara ha ricevuto il "Premio speciale della critica poesia inedita" alla IV edizione del premio letterario internazionale Città di Pontremoli 2015 ed é stata inserita in una antologia di poesie italiane pubblicata in Italia.


Inoltre ha ricevuto una Segnalazione di Merito al X Premio Letterario "Voci città da Abano Terme" 2015.

 

 

 

BRICIOLE DI PENSIERI


Briciole di pensieri.

Tristezze, fughe, silenzi.

Amori finiti o mai nati

Ricordi di un’ora o di un anno.

Dolore acuto come il fischio di un treno.

Saluti, lottare, vincere e perdere.

Saper perdere. Avanti!. Avanti!.

Briciole di vita:
:
fu ieri o l’altr’anno?

Fu vero o sognai?

Quando? Ora? Prima?
 

La tua canzone

 

Sapevo che eri li.

Non ad aspettarmi,

ma portando avanti la tua vita di ogni giorno.

Sapevo che eri li.

Avrei voluto chiamarti mille volte

per dirti quelle cose

che col passar dei giorni  

si erano fissate     

nel mio  cuore, nella mente, nell’anima,

da quel momento, - quanto ormai lontano –

che la tua voce si  perse

insieme alle ultime note

del piano che suonavi.

Quella canzone

che non ho piu’ scordato.

Lieto motivo  

che lo scorrere del tempo,

talvolta lento, a volte troppo lesto,

non ha cacciato  

dalla mia mente.

 

Vicino  l’orizzonte della fine

ritorna il motivo piu’ forte

e diventa ossessione struggente.

Cercarti? A  che serve?

Il tempo e’ greve ed il ricordo inganna.

Mi e’ caro pensare

che  suoni  la stessa canzone

e il vento la porta nel nulla.

 

 

 

30 Agosto 2006

 

 

 

TI ASCOLTO

 

 

Ti ascolto.

 

Ascolto la tua voce  nei suoi toni diversi.

 

Ora dolci, ora forti, lenti, impetuosi,urlanti.

 

Ed ogni tono mi dice qualcosa di te.

 

Di quella che eri, di quella che sei.

 

Mi sembra di ascoltare

 

La musica di Rachmaninoff:

 

Bella e impetuosa, ma difficile da capire.

 

 

 

24 Ottobre 2005

Oggi e’ diaspora

 

 

Oggi e’ diaspora.

Il vuoto che segue

piange un pianto silenzioso.

Lievi sussulti,

parole non dette,

tristezza, un  sospiro.

Un sentimento che non c’e’ piu’.

Parole  amiche mai sussurrate.

Silenzi.

La fine.

Il vuoto nuovo

immobile.

 

 

 

19 Aprile 2004

 

Ricerca

 

Bussai alla Tua porta per cercarti

Signore.

Ed entrai nella tua casa

dove tutto sapeva di morte.

 

Tu non eri li’.

 

Ti vidi sul volto di una bambina

in braccio ad una zingara

Che era Tua madre.

 

Ti vidi  in un vecchio insicuro

Che tendeva la mano.

 

Tu eri vivo Signore

 

Ed eri mio padre passato

 

 

Giugno 1999

 

La gondola nel parco di Battersea

 

Nuvole.

Accumuli di anni di vita  insieme

Parole dimemticate

o mai dette.

Sogni svegliati

o svaniti nel nulla

di giorno in giorno.

Camminiamo

 ognuno coi propri pensieri,

incapaci, come sempre,

di rompere il silenzio

che ci separa e ci unisce.

Una gondola

appare nel parco umido,

  ferma nel laghetto

di acqua immobile.

Un  ricordo. Un  sussulto.

Eravamo a Venezia,

senza le nuvole

della vita, insieme.

 Le dita si sono sfiorate,

poi   le mani.

La mia nella tua

ed una lacrima  

  improvvisa.

Ci siamo sorrisi,  tiepidi,

bevendo un caffe’,

incapaci

di rompere il silenzio

che ci unisce

e ci separa da sempre.

 

 

Ottobre 2004

LETTERA A BABBO NATALE

Caro Babbo Natale, 

Natale é ormai alle porte e sono certo che nei prossimi giorni sarai sempre più oberato di lavoro. Leggere tutte le lettere che ti arrivano, selezionarle, indagare, decidere cosa portare come doni. Deve essere proprio un lavoraccio.   Spero che ti abbiano assegnato un buon numero di segretarie che ti aiutino oppure che ti siano stati messi a disposizione un buon numero di computer per catalogare tutto. Ti suggerisco di usare il programma Excel.

Lo scorso anno ci eravamo incontrati in un parco, ricordi. Tu ti stavi riposando un poco ed io ero li a meditare sulla mia solitudine. Ci siamo fatti un pò di compagnia, abbiamo fatto un pò di conversazione ed alla fine ti avevo chiesto di farmi un favore. Ricordo che mi suggeristi di mandarti una letterina. Io la letterina te l’ho mandata, ma devo dirti che non é successo proprio nulla. Forse ti é arrivata in ritardo, o forse non ti é arrivata, no so cosa pensare. 

Spero di incontrarti anche quest’anno. Mi farò trovare nello stesso parco, sulla stessa panchina. Io so che tu sei molto metodico e quindi é probabile che quel giorno ci sarai anche tu. Ci saluteremo come due vecchi amici.

La letterina però te la voglio scrivere prima, così tu potrai pensarci in tempo. Non ti chiedo quello che ti ho chiesto lo scorso anno, perché tanto non serve. E non chiedo niente che tu debba trasportare. Ci mancherebbe altro, con tutti i pacchi che hai da consegnare... Ti esprimo  alcuni miei desideri, ecco, sperando che tu, con tutti i contatti che hai  “in alto loco” li  possa esaudire. E se non ci riesci, fa niente, va bene lo stesso.

Il mio primo desiderio, caro Babbo Natale, é che tu possa fare in modo che noi poveri mortali possiamo essere liberati di tante persone il cui cognome comincia con la lettera ”B”. Te ne indico solo alcune. Bush, il Presidente degli Stati Uniti,  per le guerre che ha scatenato in Medio Oriente. Berlusconi per averci assordato con le sue lamentele perché lo avrebbero fregato alle elezioni e per aver  fondato un nuovo partito. Illuminalo, o fallo illuminare da chi può farlo, affinché si renda conto che potrebbe anche andare in pensione - l’eta’ ce l’ha -  risparmiandoci i suoi show quotidiani.

Brown (Gordon) per il suo ultimo budget, con il quale ha messo in crisi quasi tutti gli stranieri che vivono in Inghilterra. Non ci vuole più residenti in questo Paese. Va a finire che mi costringe ad un rimpatrio forzato.

Poi c’é Bassolino, il Presidente della Regione Campania, per aver ridotto la sua regione  una vera cloaca ed una terra senza legge, dove ammazzare la gente per la strada é diventato quasi uno sport. Liberaci, se puoi, Babbo Natale, di Bonaiuti (l’addetto stampa di Berlusconi) per tutte le corbellerie che ci propina giornalmente per conto del suo capo.  Eppoi Buttiglione per le sue certezze che, per fortuna, non si avverano mai. E Bossi per i suoi utopistici sogni secessionisti.

Non dimenticare, se puoi, Bertinotti, cosí eleggono un nuovo Presidente della Camera che faccia solo il presidente e non anche il capo del PRC (Partito Rifondazione Comunista).

Se ne trovi qualcun altro che può stare in  questa compagnia,  fai pure tu. Guarda che non ti sto chiedendo di eliminare  fisicamente questi grandi uomini, ci mancherebbe altro. Ti sto solo chiedendo di liberarci di loro. Il modo trovalo tu.

Se puoi, Babbo Natale, trova  delle aziende  che  volontariamente diano tanta mortadella a Prodi in modo che possa distribuirla ai poveri, visto che non trova i soldi per aumentare adeguatamente le pensioni.  

Liberaci, se puoi, del COMITES di Londra. Oppure illumina i suoi componenti, indicando loro la via del rispetto reciproco e  quella per assolvere i doveri per i quali sono stati eletti. Forse non lo sai, ma ogni volta che si riuniscono non fanno che litigare, insultarsi pesantemente a vicenda, alla faccia del mandato per il quale sono stati eletti; oppure si fanno i dispetti facendo mancare il “numero  legale”. In alternativa, dai  a chi é responsabile la forza di organizzarli, perché alla fine tutti dovrebbero dipendere da lui.

E sempre parlando del  COMITES convinci, se puoi, il suo Presidente a fornire indicazioni chiare e documentate  sul come viene utilizzato il milione di Euro che il Comites riceve ogni anno dallo Stato Italiano.

Fai in modo, Babbo Natale, che il mio amico Lillo venga fatto Grand’Ufficiale.  La commenda gli sta un po’ stretta, visto che altri suoi amici la nomina a Grand’Ufficiale l’hanno avuta. Questo mio amico, se non  lo sai,  é quello che ha fornito i pasti alle vittime degli attentati terroristici perpetrati a Londra due anni fa, ricoverati in ospedale a Paddington. Eppoi, é un mecenate che sponsorizza un premio letterario a sostegno della lingua italiana.

Dovresti fare in modo caro Babbo Natale, che gli  Italiani di Londra possano avere un giornale, magari quindicinnale o mensile, che esca regolarmente con le notizie che riguardano la comunità italiana. Di quelli che c’erano, uno ha chiuso e gli altri due si vedono raramente. 

Se possibile dovresti far in modo che il Consolato italiano potesse avere una sede piú decente di quella attuale. Tu non hai bisogno di visti o passaporti o di altro, perché sei al di sopra di queste cose, sei cittadino universale, ma se ti capitasse di passare da qualle parti, dai una occhiata…

E dovresti fare in modo che il Consolato avesse delle assistenti sociali con piú tempo disponibile  per  ascoltare  ed assistere.

Fai in modo Babbo Natale, che i cittadini italiani ricoverati negli ospedali inglesi o rinchiusi nelle carceri inglesi, riescano a consolarsi da soli. L’assistenza di due o tre    volontarie  non basta.

Fa in modo, Babbo Natale, che Foscolo possa riposare in pace nella sua tomba vuota nel cimitero di Chiswick. Disturbarlo nel suo riposo non deve fargli molto piacere. 

Mi rendo conto che ho scritto oltre mille parole e che questa letterina é diventata un pò lunga. Quindi smetto e magari ti scrivo ancora nel 2008. Non prima però di chiederti un ultimo favore: fai trovare al mio amico Bruno dei nuovi alpini che possano iscriversi all’Associazione alpini di Londra.

E dacci buona salute, buon umore, un poco di pace e la serenità di accettarci l’un l’altro.

Con tanti ringraziamenti, Babbo Natale, per quello che potrai fare.

 

Pino Ferrara

 

Dicembre 2006 a cura di Pino Ferrara

il presente racconto é stato pubblicato su 'La Voce degli Italiani', anno LVII, n.1149/dicembre 2006

Incontro al parco in tempo di Natale 

-  Posso?

-  Certo. E’ tutto libero. Mah… cosa ci fai qui?

-  Cerco di riposarmi un poco. Sono stanco. Alla mie eta’, con tanta strada da fare  e con tanto peso.

.- Capisco… Ma perche’ lo fai? Voglio dire, chi te lo fa fare?

 - I bambini. I bambini me lo fanno fare. Non posso sottrarmi, li deluderei. Quelli piccoli, quelli che ancora non sanno e ci credono. Quelli piu’ grandicelli, no, quelli hanno capito, ma fingono di crederci ancora. Con loro e’ una specie di gioco. Ancora per qualche anno. Poi anche  loro saranno dalla perte dei grandi.

- Cosa c’entrano i grandi?

- Come cosa c’entrano? Sono loro che mi costringono a fare quello che faccio. Sono loro che mi hanno inventato. Sono loro che dicono ai piccoli di aspettarmi, sono loro che mi dicono cosa portare.  Alla fin fine, sono loro che comprano, che pagano, facendomi apparire generoso. Ma io ci debbo essere perche’ sono la tradizione, cio’ che non si vede ma ci deve essere.

- Compito difficile, credo.

- Niente affatto. Alla fin fine,  si prendono tutti in giro, fingono di crederci, lo fanno credere ai bambini e mi caricano  della cattiveria dei ricatti. ‘Se non sei buono glielo dico e non ti faccio portare niente.’ Ed il bambino mi teme. Invece non dovrebbe temermi. Mi rispetta solo perche’ io dovro’ portargli qualcosa, ma non mi ama. Anche nelle lettere che mi scrivono, mica c’e’ amore, o qualche parola buona o di simpatia o di stima. Nooh! Solo ‘voglio’. Qualche volta ‘vorrei’, ma niente di piu’. Che ne so, magari due righe per giustificare la richiesta. Nulla!. ‘Vorrei’. ‘Voglio’. Ed il brutto e’ che non posso fare niente per…aiutarli ad essere meno…aridi. Io dipendo dai grandi, da quelli che mi usano come una minaccia. Non ci posso far niente. I soldi li hanno loro, e quindi..’ Io, lo sai, sono povero in canna. Anzi io non eisto. Sono una fantasia, un ‘esistente non vivente’.

- Mi sembri depresso.  Dai l’impressione che non sei contento della situazione.

- E’ vero, non sono contento. Mi hanno creato attorno una struttura..commerciale che mai avrei voluto. Sarebbe stato cosi’ semplice restare..semplici. Macche’, mi hanno complicato la vita e mi hanno reso triste. Ricordo quando mi chiedevano poche, pochissime cose, facili, ingenue, tenere ed era facile accontentarli. Allora i grandi erano poveri e quindi poche semplici cose erano gia’ molto. Oggi i grandi sono ricchi e le cose semplici non bastano piu’. Tutta roba che io non conosco.  Tutti mi chiedono cose che non conosco. E’ diventato ..arido anche per me.

- Ti capisco. Ci sono tante cose che anch’io non capisco. I tempi corrono ed io sono rimasto indietro.

- E’ il segno dei tempi. Tutto va cosi’ veloce oggi. Aerei che fanno il giro del mondo in mezza giornata senza mai  fermarsi, macchine che vanno a quattrocento l’ora, il TAV, il pendolino, la motocicletta.. Nessuno che abbia pensato a darmi una mano. Nessuno che abbia pensato  a sollevarmi dalla fatica di viaggiare con una slitta. Io vecchio di eta’ secolare. Non ti dico l’eta’ vera perche’ non la so neanch’io. Non lo so quando mi hanno inventato. Nessuno  che abbia pensato a questo povero vecchio. Sono diventati troppo egoisti. Lo sai? Lo sai perche’ spendono piu’ di quanto hanno in questa occasione? Per dare una mano a loro stessi. Per liberarsi del loro egoismo, dei loro sensi di colpa. Egoismo perche’ hanno piu’ di quanto necessitano e mai, dico mai, che pensino di dare una mano a chi ha meno. Non dico tanto, ma qualche moneta, qualche vestito smesso, un giocattolo rotto. Niente, non ci pensano. E pensare che  chi ha bisogno passa sempre loro accanto! Ma gli egoisti si girano dall’altra parte. Poi arrivano questi tempi, mettono le luci in strada, suonano le campane ed il loro senso di colpa viene fuori. Allora si risveglia il desiderio di dare, di mettere l’egoismo a tacere, anzi a pensare di liberarsene, donando. A chi ha gia’! A chi non ha bisogno. Mica ai disgraziati che dormono per strada o che rubano per mangiare, o  che soffrono il freddo. Nooh! Agli amici, ai conoscenti, alla famiglia. E gli altri?  Niente!. Che si arrangino, che ci pensi lo Stato o qualche prete pazzo che vive  con la miseria dei miseri. Poi c’e’ la scusa dei bambini. Bisogna farli felici. Donando tanto, tanto, tanto. Tante cose che non servono, che i bambini guardano appena o una sola volta,. In cambio di tutto il tempo che non riescono a dar loro, poveri bambini. Alla fine sono loro, i bambini, che vengono truffati ancora una volta dai grandi. Questi si liberano dai sensi di colpa, donando, ed  ai bambini passano il messaggio sbagliato che  basta scrivere una letterina  e, zac! si puo’ ettenere tutto. O quasi. E mi hanno fatto complice di questo scempio.

- Non te la prendere. Ci puo’ essere di peggio nella vita.

- Peggio di questo? Mah! E tu? Cosa ci fai qui tutto solo? Il giorno non e’ bello, non c’e neanche il sole…

- Io? Beh.. io non ho niente da fare.

- Perche’ non te ne stai in casa? I tuoi anni li hai anche tu e con questo tempo corri il rischio di prenderti un malanno.

- Certo. E non e’ il momento giusto per  prendersi un malanno. I tempi non lo permettono. Puoi rovinare la festa a tutti.

-  Lo vedi? Allora perche’ non vai a casa?

-  Perche’ sono triste.

- Bravo e chi non lo e’ alla nostra eta’?’ Eppoi, perche’ sei triste? -   - Perche’ sono solo.

- Non hai famiglia?

- Ce l’ho, ma e come se non ci fosse.

- Perche’?

- Perche’ sono solo.

- Non ti capisco.

- Difficile da capire.

- Mi dispiace.  Vuoi essere lasciato solo?

- No.  Mi fai compagnia. Parlo con qualcuno. E’ piu’ facile parlare con persone che si incontrano cosi’. Ti siedi e aspetti e non sai chi arriva. E intanto pensi e ti viene un vuoto allo stomaco per  l’angoscia che hai dentro. Poi arriva qualcuno, come te, cominci a parlare e per un poco ti passa perche’ ti distrai. Poi il discorso prende una certa piega ed il dolore ritorna. E ti passa anche la voglia di parlare. Ti viene voglia di andartene. Via, nel vuoto, non sai dove, forse nel nulla. Magari con te, a fare le consegne.

- Quelle le devo fare da solo. Sono unico lo sai. Non sono ammessi doppioni. Solo la befana, che rimedia a certe mie dimenticanze.

- Gia’, la befana. Meno male che arriva lei e spazza via tutto. Cosi’ tutti ci diamo una calmata.  La befana eve essere un sollievo per te..

- Nulla di speciale. Solo una tregua, perche’ subito dopo si ricomincia.  Si e’ fatto tardi e devo andare. Buona fortuna.

- Posso chiederti un favore?

- Cosa?

- Posso diventare bambino per un momento e farti una richiesta?

- Tu ci credi?

-No! Ma voglio fartela lo stesso.

- Dimmi. Se posso.. sempre giocando..

- Ecco, se ti capita di vedere mia moglie, magari solo con la mente, dille che sono stanco. Quando glielo dico io non mi crede. Dille di ascoltarmi di tanto in tanto. Quando parlo si annoia o si arrabbia. E se non parlo per non farla arrabbiare, si arrabbia lo stesso perche’ non parlo. Tu lo sai.  Ti ricordi di quel nostro coetaneo che disse: ‘Quando una persona invecchia diventa saggia. E quando diventa saggia non l’ascolta piu’ nessuno’. Ecco, io sono invecchiato. E’ per questo che non mi ascolta piu’ nessuno. Ma questo non e’  un problema. Io posso anche starmene zitto. Ma non si deve arrabbiare se sto zitto. Anche lei ci segue negli anni e le e’ difficile. Forse per questo e’ quasi sempre nervosa…con me. Dille, anzi non dirglielo, se puoi faglielo solo capire, che  una parola buona vale piu’ di un regalo. Sono anni che non mi fa un regalo! Prima avevo tanti anni davanti ed aspettavo. Ora ne ho meno, sono stanco di aspettare ed ho perso la speranza. Ecco, ho perso la speranza. Non mi interessa piu’….che ci faccio qui? Faglielo solo capire, se puoi. Se glielo dici magari si arrabbia anche con te e non voglio darti fastidi.

E se ti capita di incontrare mia figlia dille che sto bene di salute, che non c’e’ bisogno che mi tratti come un vecchietto da ospizio,  lo sai come sono noh?. quelli che  non vogliono mai prendere le medicine. Falle capire che basta non urlare ed io sono contento. Che forse qualche volta posso anche dire qualcosa di sensato. Sai lei e’ giovane…

Infine se dovessi incontrare mio figlio… non dirgli niente di me.  Raccomandagli solo di  avere cura di se stesso. Ma con tatto, ti prego, perche’ …beh te lo racconto un’altra volta se ci incontriamo ancora. Me lo fai questo favore?

-Si, te lo faccio, ma scrivimi una letterina. Sai con tutte le cose che ho da ricordare, magari mi sfugge.

- Certo ti scrivero’ una letterina cosi’ non ti sfugge.

- Ciao.

- Ciao.    

 

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