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Lettura
di
LIRICHE ITALIANE
presentata dal
Gruppo Escape in Art
presso
la European Academy
Londra
- 28 Novembre 1998
Un programma voluto e
patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali
ed Ambientali Italiani.
L’incontro si svolge
nell’ambito della mostra: “IN DIFESA DELLA
LINGUA ITALIANA”
Poesie scelte dal
Prof. Mario Lunetta, Presidente del Sindacato Nazionale degli Scrittori Italiani
presso il Ministero dei Beni Culturali
Il Gruppo
-
Silvana Camilletti
-
Massimo De Rose
-
Pino Ferrara
-
Roberto Guerrini
Musica curata da
Francesco Cinelli
Testi e presentazione
di Pino Ferrara
Signore e Signori
buona sera.
Recenti ricerche
condotte a livello mondiale dicono che nel giro di cinquant'anni o poco piú, le lingue dei vari Paesi scompariranno, o saranno degradate a parlate locali, per
far posto ad una o due lingue che dovrebbero accomunare tutti gli abitanti della
terra.
Quali siano queste due
lingue non é detto e per questa serata non ce ne interessiamo. Poiché é comunque certo che nessuna delle due sará la lingua italiana, ci interessa il fatto che, se le ricerche in questione sono reali, la nostra lingua
é destinata a scomparire o a diventare una lingua morta, come il greco antico o
il latino.
In Francia hanno preso
la cosa molto sul serio, dando il via ad una serie di iniziative molto
importanti per preservare la lingua francese.
Noi italiani forse non
ci crediamo e fin qui non abbiamo fatto molto.
Nel poco che
é stato
fatto si inquadra la mostra organizzata in questa Accademia e che certamente
avete visitato. Una mostra in difesa della lingua italiana.
Il nostro Gruppo
é stato invitato a dare il suo modestissimo supporto all’iniziativa, con la
lettura di alcune liriche italiane del ‘900, note e meno note. La selezione é stata curata dal Prof. Lunetta del Ministero del
Beni Culturali.
E’ stata scelta la
lettura di poesie perché piú di qualsiasi altro mezzo la poesia é la piú alta espressione della nostra lingua.
E’ stato scelto il
‘900 perché é proprio a partire da questo secolo che la nostra lingua ha
subito i piú duri attacchi sotto forma di italianizzazione di parole straniere
o mediante l’assorbimento di terminologie straniere.
Quando si parla di
lingua italiana ci si riferisce anche ai dialetti, che formano parte integrale
della nostra cultura.
E’ per questo motivo
che nel programma sono state inserite tre poesie dialettali. Due ve le
presentiamo subito. Entrambe parlano dell’egoismo dell’uomo, della sua vanitá,
del suo narcisismo.
Di Antonio
De Curtis (in arte Totó) Massimo De Rose presenta A
Livella.
Silvana recita La
Pecorella di Trilussa.
L’amore é la finte di ispirazione di ogni poesia.
Amore é il titolo di questa poesia di Vincenzo
Cardarelli,
presentata da Massimo.
Roberto recita una sua breve lirica intitolata, appunto
L’Amore.
L’amore
é
Un soffio di vento
Un raggio di sole
Un pugno di sabbia
Nel mare dell’infinito.
Dall’amore nascono tutti i sentimenti che ispirano i poeti:
il dolore, la tristezza, l’incomunicabilitá, il rimpianto.
Aldo Palazzeschi guarda alla incomunicabilitá attraverso
il mistero e ce lo dice con questa bellissima poesia intitolata Lo
Sconosciuto,
presentata da Silvana e Pino
Lo sconosciuto
L’hai veduto passare stasera?
L’ho visto.
Lo vedesti ieri sera?
Lo vidi. Lo vedo ogni sera.
Ti guarda?
Non guarda da lato.
Soltanto egli guarda laggiú.
Laggiú dove il cielo incomincia
E finisce la terra, laggiú
Nella riga di luce
Che lascia il tramonto.
E dopo il tramonto egli passa.
Solo?
Solo.
Vestito?
Di nero,
é sempre vestito di nero.
Ma dove sosta?
A quale capanna?
A quale palazzo?
L’incomunicabilitá é quasi sempre preceduta da dialoghi
mancati, da parole non dette, da silenzi.
I Nostri Silenzi si intitola questa poesia di Pino Ferrara,
presentata da Silvana.
...e non c’é mai tempo.
Non c’é il tempo di stare con te
quando ne sento il bisogno.
Non c’é tempo per parlarti
perché quando lo vorrei
non siamo soli
o non ci sei.
Anche oggi
é passato
e non c’é stato il tempo per dirti
dell’amarezza,
della solitudine che ho dentro.
E so giá che domani
sará troppo tardi
per tornare indietro.
Avrai accettato il mio silenzio
come una muta approvazione
per ció che
é stato,
per ció che non ci siamo detti,
per i nostri silenzi.
Il rimpianto
é forse il sentimento che piú vive in ognuno
di noi. Forse perché ci fa compagnia nella nostra solitudine.
Di Gustavo De Rose, Massimo presenta questa poesia
intitolata
Il Ricordo.
Roberto presenta una sua poesia intitolata
Maremma.
Il rimpianto per un fratello morto
é il tema di questa
poesia di Attilio Bertolucci intitolata Al Fratello, presentata da Silvana.
Un giorno amaro l’infinita cerchia
dei colli
veste di luce declinante.
E giá trabocca sulla pianura
un autunno di foglie.
Piú freddi ora dispiega i suoi vessilli
d’ombra il tramonto.
Un chiaro lume nasce
dove tu dolce manchi
all’antica abitudine serale.
Non sempre la solitudine
é motivo di tristezza. Qualche
volta ci consente di guardare in noi stessi per interrogarci, per cercare di
capirci, anche se alla fine non é che ne usciamo molto bene.
La Nuvoletta di Pino Ferrara.
Quando son stanco per non piú pensare
le nuvolette con la sigaretta
mi metto a fare.
Oscillo il braccio lento, in alto, in basso,
quel tanto perché il fumo sia lanciato
in forma tonda come un circoletto
che dal compasso sembra disegnato.
Si alza, si trasforma,si rigira,
cambia colore ed ora anche la forma.
Sale piú in alto, adesso piú s’accresce,
ecco... lo guardo, come prima torna.
Mi sembra tanto bello che la mano
gli s’avvicina e tu non te ne avvedi.
Stai per averlo…nulla!
E’ fumo, non lo prendi,
é tutto nulla!
Ripeti ancora e fai una nuvoletta
che come prima va lenta, negletta.
Fai come prima, ancora averla vuoi:
ma non riesci, sono i sogni tuoi!
Il trascorrere del tempo
é un altro motivo per
interrogarsi, per ricordare, per trarre conclusioni.
Di Salvatore
Quasimodo, Silvana presenta una delle piú brevi, ma anche piú intensa lirica: Ed
é Subito Sera.
Ognuno sta solo
Sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole
Ed é subito sera.
La speranza
é il sentimento che piú di ogni altro ci
sorregge e ci aiuta a continuare. Anche quando il sole tramonta, c’é sempre
qualcuno che si cura di noi.
Nel segno della speranza Massimo ci presenta questa poesia
di Totó intitolata A Cunsegna.
A sera quanno ‘o sole se nne trase
E da’ cunzegna a luna p’a nuttata
Lie dice dinto ‘a recchia: I’ vaco a’ casa
T’arraccumanno tutt’e ‘nnammurate.
Questa serata,
é stato detto, si inserisce nel programma
della mostra In Difesa della Lingua Italiana, al cui allestimento ha contribuito
anche la L.U.E.F. – Libera Universitá Europea di Firenze, e sono state fin
qui lette poesie di autori contemporanei.
Per chiudere desideriamo presentare una poesia di
Lorenzo de' Medici, che non ha nulla a che vedere con il ‘900. Ma Lorenzo de
Medici é stato uno dei piú colti poeti e letterati italiani di tutti i tempi e
ció ben si attaglia alla difesa della nostra lingua.
Ne La Canzone di
Bacco egli fa sfoggio di questa sua
erudizione, citando nomi, fatti e situazioni che sottolineano la sua cultura ed
il suo amore per la nostra lingua.
Allo stesso tempo questa poesia
é un vero inno alla
speranza ed anche un suggerimento a prendere la vita nel miglior modo possibile.
Canzone di Bacco, presentata da tutto il Gruppo.
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