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IN SCENA A LONDRA ‘I VAMPIRI’ CHE FUGGONO DALLA VITA PER AMORE DEL
TEATRO
di Emanuela Muzzo
Londra - Il
vampiro non si vede ma c’è. Soprattutto quando si parla di soldi: può
essere un’enorme e simbolica statua macabra nel giardino di una ricca
defunta, oppure può identificarsi nel falso marito che in sintonia con i
nipoti organizza una messa in scena per afferrare l’assegno vitalizio
della morta e ingannare un banchiere un po’ tonto e bigotto, ma
onestissimo e ligio al dovere. “Vampiro compreso” è la commedia
paradossale in scena a Londra dove, di questi tempi tutto si pensa dei
banchieri meno che siano ingenui, onesti e ligi al dovere. Non a caso i
personaggi ben delineati dall’autore Carlo Pardini conquistano la risata
del pubblico, italiano che ha affollato il London Oratory Arts Centre
per una commedia italiana e un po’ all’italiana: tratti semplici di
maschere fisse calate in una dinamica dell’intreccio giocata
sull’effetto del travestimento scenico premiato dalla regia di Antonio
Silvestri e Pino Ferrara. La giostra gira attorno all’assegno da
accaparrarsi, ovvero l’eredità della morta che a dir la verità era
un’imbrogliona anche lei. La foto di famiglia che incornicia i ‘vampiri’
è pronta alla deformazione e il coup de théâtre è sempre dietro
l’angolo. Il giovane nipote acquisito fa la sua parte di ‘imbroglione
senza classe’ dedito al gioco e tiene la scena con parrucca, occhiali
neri e fazzoletto in testa spacciandosi per la defunta perché solo lei
può riscuotere l’assegno che permette alla ‘famigliola’ di continuare a
vivere da parassiti. Basta poco: una firma falsa e via. Ma si sbaglia,
firma con il suo nome invece di quello della defunta, il banchiere se ne
accorge e la messa in scena ‘en travestì’ prosegue equivoco dopo
equivoco con le silenziose entrate della cameriera, l’ingenuità del
parroco che propone le statue dei santi in una casa dove regna il dio
denaro, le irruzioni con spogliarello annesso, di un ex galeotto in
cerca di soldi (perché quando si cercano i soldi si cercano anche nelle
mutande) e la danza macabra di una ‘vampirona tetesca di Cermania’.
L’enorme monumento al vampiro, che in scena non compare, alla fine
ingloba la morta, i soldi per finire in un bordello in Germania: il
sinistro monumento ha fatto colpo su una pornostar decisamente dark
dall’accento enfaticamente tedesco che è poi la rivendicazione scenica
dei vizi e delle privazioni dei protagonisti: il banchiere bigotto, il
marito infedele, la coppia sessualmente frustrata. La compagnia Escape
in Art, fondata e diretta da Pino Ferrara, è affiatata: teatro
amatoriale di giovani che amano il teatro perché la scena esorcizza le
loro esperienze di vita o magari gli permette di calarsi nei panni di
qualche vampiro incontrato nelle diverse città d’Italia che hanno deciso
di lasciare per Londra, scoprendo poi che i vampiri esistono anche lì.
Antonio Silvestri, insegnante nella vita, marito infedele sulla scena:
voce plasmabile capace di sfumature ironiche che ha conquistato anche il
“giro teatrale inglese”; Laura Marziale, votata all’impegno umanitario
nella realtà, dà sulla scena presenza e credibilità alla classica nipote
avida, un’esilarante controparte per Daniele Cipollone che sulla scena
mutua la sua agilità di insegnante di fitness in funambolico
travestimento nei panni del nipote imbroglione. Attorno al trio dei
protagonisti il dinamismo centrifugo del ‘caratteristi’: Stefania
Uccheddu in scena è un inno all’esorcismo della sessualità repressa e
uno sbeffeggio al timore di essere volgari: una voce dal talento
instancabile, allenata nella vita dal canto e dallo studio del flauto;
Michele Troiani banchiere nella vita e nella scena debutta regalando al
pubblico una perfetta parodia iperbolica dell’impiegato complessato e
ligio al dovere; Luigi Gnudi, medico impegnato nella vita, (lo scorso
anno ha scalato il Kilimangiaro per raccogliere fondi per la Jouvenile
Diabetes Research Foundation), in teatro i soldi invece li estorce e
scuote il finale della commedia piombando in scena con una pistola. La
compagnia amatoriale dà anche spazio a chi aspira ad essere attrice: al
debutto Anka Pieniazek: polacca, vive a Londra e recita in italiano.
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…. Vampiro compreso
di Ennio Falabella
Dal 3 al 5 febbraio alla
comunità italiana di Londra è stata presentata a The London Oratory Arts
Centre la consueta commedia teatrale allestita dal Gruppo “ Escape in
Art ”diretto da Pino Ferrara.
La dinamica del testo
originale della commedia rivela la mano del suo autore, Gian Carlo
Pardini, abile nell’intrecciare situazioni impreviste e paradossali per
affrontare attualità dei nostri tempi.
Quella portata sul
palcoscenico dal Gruppo Escape in Art è stato questa volta, ahimé per
l’italica gente, la distorta valenza, e visione, data alla sessualità.
Ma mettendo in scena un
testo di Pardini, Pino Ferrara non aveva davvero pensato che al tenace
imprevisto “ pardiniano ” avrebbe dovuto far fronte lui stesso.
La defezione improvvisa
dell’attrice che avrebbe dovuto impersonare Isabella, che narrava ai
suoi due nipoti le modalità della scomparsa del consorte, beneficiario
di una lauta rendita vitalizia, ha costretto Pino Ferrara e,
soprattutto Antonio Silvestri, che della commedia ha curato la regia
oltre ad interpretare il ruolo principale, a ribaltare le parti della
scena ed ad introdurre un nuovo paradosso. A narrare l’incidente di
percorso, causato dagli eccessi consumati nel talamo nuziale, non è così
più la sopravvissuta, ma il sopravissuto.
Il pubblico maschile,
perplesso all’inizio nel vedere sulla scena il contrario di quanto sin
qui si pensava fosse stato storicamente e clinicamente accertato, si è
via via rilassato nel constatare che l’eguaglianza dei sessi raggiunge,
per una volta, una nuova giustizia. Quello femminile, non avendo potuto
riscontrare storicamente e clinicamente esempi di quella sorta, avrà
forse pensato ai rischi forse sottaciuti da una scienza medica, pure
lei, eroico–maschilista.
La trama del “…Vampiro
compreso ” si incentra sulla difesa della rendita vitalizia assegnata
alla defunta Isabella da un non meglio identificato magnate messicano.
Il nipote Marcello,
furfantello di mestiere, e sua moglie Giuditta, avvenente quanto
svampita, con il sopravvissuto zio Lucio si ingegnano a far credere
ancora in vita Isabella al funzionario bancario, Deferrandi, che deve
consegnare per la sua prima volta al beneficiario l’assegno annuale.
Fuori scena, nel giardino
della villa, aleggia la gigantesca statua cava del vampiro, alcova di
spericolati incontri sessuali degli zii e dei loro nipoti.
Mentre Marcello prende le
vesti della defunta e la cameriera Olimpia, per contro, chiama il prete
per i sacramenti, Deferrandi appena arrivato snocciola il suo perbenismo
incentrato nel rifuggire dalle 3
“elle ” : licenziosità,
libidine e lussuria. Per complicare ancor più le cose piomba come una
meteora la pornostar Anna per acquistare la statua del vampiro per le
sue esibizioni artistiche.
Nella serrata successione
di colpi di scena, la defunta Isabella - levata dal letto di morte e
messa su una sedia a rotelle nel suo stato di morta- resuscitata - dà
campo alle visioni miracolistiche del prete ingenuo. L’apparizione
improvvisa del galeotto messicano Ramirez, truffato a suo tempo nella
assegnazione della rendita, dà il sigillo ai molteplici imbrogli: lui
incassa l’assegno per l’acquisto della statua del vampiro, al cui
interno sono finiti nel frattempo sia quello della rendita vitalizia
quanto la salma della defunta Isabella. Così, a nemesi di tanti raggiri,
i due contenuti e il loro sinistro contenitore sono spediti dalla
pornostar in Transilvania.
Antonio Silvestri si è
disimpegnato con abilità nella regia di una riduzione teatrale con un
colpo di scena, o paradosso, in più del preventivato. E con non facile
propensione per la parte davvero si è cimentato nelle vesti del marito,
i cui ripetuti sforzi “ amorosi ” hanno portato a miglior vita la
consorte.
Laura Marziale ha
impersonato con leggerezza la giovane nipote, avvenente quanto grulla.
Daniele Cipollone, sulla scena il furfantello nipote Marcello,
nell’impersonare la zia Isabella di fronte al funzionario bancario è
parso il lupo cattivo, che dopo aversi mangiato la nonna ed averne prese
le sembianze, rispondeva alle domande dell’ingenuo Cappuccetto Rosso.
Anka Pieniazek e Michele
Fiumara, nelle parti della cameriera Olimpia e del prete, hanno dato i
tocchi più parossistici alla commedia, nelle vette dei loro assurdi
interventi la zia Isabella risultava “ancora una volta morta ”prima e
due volte resuscitata poi.
Michele Troiani, nei
panni funzionario bancario Deferrandi, con i suoi suoi tic e pallini, ha
dato carne e sangue a quanto indicato nel secolo scorso dai migliori
manuali svizzeri, e non solo, come modello di comportamento per
burocrati di successo.
Stefania Uccheddu è stata
prorompente e ironica nella parte della pornostar, mentre Luigi Gnudi si
è cimentato con sapiente maestria nel linguaggio “ messicano “ del
galeotto Ramirez, fra le tante battute ricordiamo, di fronte a Isabella,
alias lupo cattivo: “ tu es ringiovanita e rinvivita ” .
Marco Casparri ha curato
con geometrico lindore la scenografia, Jack McGrane ha accompagnato
sapientemente con luci e suoni la serrata azione ed Alessandra Gnudi ha
organizzato con armonia una commedia non certo povera di paradossi e
colpi scena.
Ennio
Falabella
Londra, 18 Febbraio 2011
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