'Il Ladro e La Signora', l'ultimo lavoro teatrale del Gruppo Escape in Art, nelle immagini di Salvatore Mancuso (www.smphotonewsagency.com)

teatro e letteratura Italiana a Londra dal 1998

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Ladri e Signore in teatro per beneficienza

di David Franchi (Italian Nights)

Buon successo di pubblico per “Il Ladro e la Signora” sul palco del The London Oratory School Arts Centre il 26, 27 e 28 Novembre.

Il testo è stato messo in scena dal Gruppo Escape in Art sotto la supervisione artistica di Pino Ferrara. Si tratta di una simpatica commedia teatrale in due atti di Paolo Cappelloni autore pesarese vivente.

Il ricavato delle vendite dei biglietti sarà interamente devoluto in beneficienza a favore del Reparto di Epatologia Infantile del King's College Hospital, diretto dalla D.ssa Giorgina Vergani.

Una consuetudine a cui ormai da anni la Escape in Art ci ha abituato, come spiega Ferruccio, il Ladro (Luigi Gnudi) protagonista della spettacolo: “Ho già fatto 4 anni di questa esperienza con Escape in Art. Noi non siamo chiaramente degli attori, è teatro amatoriale. E’ sempre un’occasione di stare insieme ad altra gente, conoscere altre persone. Una bella esperienza. E poi la facciamo per beneficienza e quindi ancora meglio. Il ricavato va al reparto di Epatologia Infantile del King’s College. Lo facciamo ormai da anni. Una tradizione se vogliamo. Si fa anche più volentieri”.

Altra protagonista è Veronica, la Signora (Emilia Ippolito): “Nella commedia sono la Signora che è una commercialista, si chiama Veronica, è separata, vive da sola e fa conoscenza di questo ladro che irrompe nel suo appartamento. E poi fanno amicizia e nasce una storia d’amore. Che va a finire un po’ male, perché poi il ladro si scoccia e se ne va dalla finestra da dove è arrivato”.

La trama è ricca di situazioni divertenti, schermaglie verbali molto aderenti alla realtà, personaggi delineati in modo arguto. La commedia è brillante e ben congegnata, come spiega il regista Arnaldo Teodorani: “Ho iniziato come assistente alla regia, dando una mano a Pino Ferrara, e poi sono stato sempre più coinvolto. La commedia è divisa in due metà molto ben distinte: una prima parte in cui si racconta l’incontro tra questo ladro e la signora. Un incontro fortuito. Il ladro entra per rubare però è un ladro maldestro fa rumore. Lei lo sorprende minacciandolo con una pistola, ma sviene. Poi imparano a conoscersi e si innamorano. Nella seconda parte invece la Signora decide di presentare questo ladro a tutti i suoi amici durante una festa a casa sua. Entrano in scena qui gli altri personaggi. Durante il secondo atto, questa lunga scena della festa che è molto briosa, a poco a poco ci si rende conto che questo ladro, nonostante sia un criminale, moralmente è la persona migliore. Gli altri hanno tutti quanti delle manie, dei modi di fare molto irritanti e anche parecchi difetti”.

Nell’Atto II della commedia, infatti, emergono altri personaggi, come l’arredatore Adalberto (Vittorio Ciardo): “Adalberto è, come lo definisce uno degli altri personaggi, un “attaccatende”. In realtà la sua arte è andare a decorare le case, gli appartamenti di queste signore attaccando le tende. Un tipo eccentrico, molto molto eccentrico. Però è simpatico”.

Il più caratterizzato e, in fondo, l’elemento di rottura dei dialoghi è Antonio il Commissario (Daniele Cipollone): “Il personaggio è stato contraddistinto in modo forte. Abbiamo scelto di farlo con l’accento napoletano per caratterizzarlo un po’. E’ un personaggio abbastanza brusco, un po’ cafone, per dare un po’ di brio alla commedia”.

Sia Adalberto, sia Antonio, si confrontano molto con Federico (Ennio Bollici) bancario suscettibile: “Il mio personaggio in pratica non fa altro che litigare sia con il Commissario che con Adalberto. Faccio la parte di un direttore di banca che è fissato con il suo lavoro, ha in testa solo la sua banca, quindi qualsiasi cosa gli sia detta che riguarda i bilanci della sua banca e tutto il resto, lo fa scattare come una molla e reagire sia di fronte al Commissario che ad Adalberto”.

Il bancario è sposato con Loredana (Laura Marziale): “Interpreto Loredana che è la moglie del banchiere. Loredana è la donna un po’ svampita, sulle nuvole, sognatrice che non si rende conto di quanto il marito sia effettivamente un tipo un po’ grezzo e fissato. E quindi lei pensa all’amore, pensa alle cose leggere, pensa all’arredamento della sua mansarda . Quindi è un personaggio di contorno, ma è rappresentativo di un tipo di donna che esiste nella società”.

In effetti i ruoli femminili hanno poche azioni (protagonista a parte), ma sono ben delineati e descrivono delle tipologie di donna molto presenti nella società italiana. Come per esempio Isabella (Silvana Camilletti), moglie del Commissario, pittrice incompresa e oggetto continuo delle battutacce del marito: “Isabella la pittrice. Futurista. Nessuno la capisce. Ma tutti sono molto impressionati dai titoli altisonanti che scelgo per i miei quadri, le mie opere. Ma non ho un rapporto meraviglioso con mio marito, tutto apparenza. E quindi mi diletto con le mie amiche a cercare di vendere i miei quadri, ma anche ad aiutarle ad arredare le mansarde”.

Infine l’ultimo ruolo femminile è quello di Margherita (Stefania Uccheddu): “Sono l’amica impicciona di Veronica. L’amica intima che la conosce benissimo, che viene a scoprire che il ladro è entrato in casa e scopre tutti gli altarini. Che durante la festa cerca di coprire il fatto che sia un ladro. E il Commissario sembra che l’abbia sempre visto da qualche parte. Io ogni volta che lui cerca di dire ‘ma io ti ho visto da qualche parte’ cerco di bloccarlo. E quindi gli faccio la corte anche se non me ne importa niente”.

Ottimo anche il resto del gruppo che ha partecipato dietro alle quinte: scenografia, Marco Casparri; luci & musiche, Mauro Campana; trucco, Suki Miles; organizzazione generale, Alessandra Gnudi.

 

 

Il Gruppo Escape in Art opera a Londra dal 1998, fondato da alcuni amici che avevano voglia di impegnarsi nel campo artistico, sia pure a livello amatoriale, ma con spirito di volontariato. Il Gruppo é cresciuto ed è un riferimento per amanti del teatro e della letteratura in lingua Italiana.

Pino Ferrara è uno dei fondatori di Escape in Art ed ha diretto tutte le commedie che il Gruppo ha presentato a Londra, prendendo parte anche ad alcune di esse come attore. Sua la supervisione artistica de “Il Ladro e La Signora”.

 

Due domande a Pino Ferrara.

D. Sei il deus ex- machina del teatro di Escape in Art.

R. “Ho cominciato con Escape in Art una diecina di anni fa insieme ad altre persone. Eravamo in 5. Abbiamo cominciato, perché avevamo l’idea di fare qualcosa di artistico. Quindi abbiamo cominciato a fare dei recital di poesie. Poi abbiamo pensato al teatro. Abbiamo visto una commedia di Luigi Lunari che era intitolata “Tre sull’Altalena”. Ho trovato gli attori giusti, uno era il professore Totò Aloi che faceva un bel ruolo. E abbiamo cominciato 10 anni fa con quello. E poi il pubblico ha risposto e noi ci divertiamo. Il teatro posso dire ce l’ho nel sangue perché l’ho sempre fatto. Stavolta abbiamo questa commedia di Paolo Cappelloni. Noi facciamo solo teatro contemporaneo, possibilmente di scrittori e commediografi viventi. Poi abbiamo come Escape in Art anche attività letterarie. C’è un concorso di poesia che portiamo avanti ogni anno. C’è un concorso letterario per un racconto breve che prima era nato riservato solo per gli italiani di Londra, poi è diventato gli italiani in Inghilterra. Adesso è diventato internazionale, tant’è che il secondo premio di quest’anno è stato vinto addirittura da una ragazza di Sidney. Quindi, come vedi ci siamo: il premio va avanti”.

 

D. Perché proporre teatro in italiano a Londra?

R. “Devi sempre tener presente che noi siamo dei dilettanti. E dobbiamo sempre rimanere dilettanti con i piedi per terra, senza montarsi la testa. Fare un autore inglese da dilettanti a Londra è un nonsenso. Uno che vuole vedere una commedia inglese, la va a vedere recitata da attori inglesi. Io ho visto questa nicchia che per il teatro italiano per la comunità italiana e ho pensato di sfruttarla. Ho pensato di presentare agli italiani qualcosa in italiano. Anche perché ho il pallino della difesa della lingua italiana. Ho fatto con alcuni college inglesi, dove si studia la lingua italiana, degli spettacoli con i ragazzi. Gli ho insegnato a recitare e poi con loro abbiamo messo in scena degli spettacoli. Per loro è risultato come un essay per gli esami e quindi si sono più affezionati alla lingua. Lo faccio anche per questo, insomma”.

 

David Franchi (Italian Nights)

 

 

 

Il ladro e la signora

di Ennio Falabella – SM News – dicembre 2009 

La riduzione teatrale della commedia di Paolo Cappelloni “ Il ladro e la signora ” portata in scena lo scorso novembre al The London Oratory Arts Centre ha ancora una volta offerto all’ormai tradizionale appuntamento autunnale del Gruppo Escape in Art con il suo pubblico un diverso angolo d’osservazione delle nostra vita quotidiana.

Il testo di Paolo Cappelloni, adattato da Pino Ferrara con la regia di Arnaldo Teodorani,  ricalca il tema del film “Sliding doors ”, mostrando con leggera ironia come la vita possa slittare in versanti impensati in un batter di ciglia per circostanze impreviste e del tutto casuali. Nel film che ha reso celebre Gwineth Paltrow sono le porte scorrevoli di un metrò a chiudersi un attimo prima o dopo del dovuto, innescando dure vite parallele, drammatiche entrambe ma dallo stesso esito finale. Ne “ Il ladro e la signora ” è una mossa maldestra a far precipitare un apprendista topo d’appartamento nel mondo degli stereotipi piccoli borghesi, per uscirne poi fuori attraverso comiche e sofferte vicissitudini.

La commedia inizia con la scena in cui il topo d’appartamento inciampa nella sua borsa di lavoro messa al posto sbagliato e finisce con la scena dello stesso ladro che si muove questa volta con destrezza per uscirne a mani vuote dopo aver appena sfiorato un candelabro, ricordo della sua parentesi amorosa con la vittima, forse ricordandosi del miglior complimento ricevuto sul lavoro, quello di ladro gentiluomo.

Nell’attimo in cui il ladro inciampa s’innesca una vita alternativa e imprevista: il sodalizio sentimentale con la sua vittima che gli impone, come in tutte le vite di coppia, la frequentazione di un mondo a lui estraneo se non ostile. Ma dopo che il furfante, apparentemente recuperato all’onesta vita civile, ha afferrato a quali frequentazioni e a quali riti dovrebbe sottostare una volta maturato il matrimonio, che ormai gli staglia di fronte, ha un risveglio di coscienza. La notte seguente al party organizzato per sigillare davanti agli amici di Veronica la sua unione sentimentale si alza furtivo dalla camera da letto per portarsi via da quella casa la sola cosa a cui tiene: la sua libertà di scelta e di giudizio. E nell’atto in cui fa mostra d’afferrare e poi di lasciare il candelabro pensiamo si porti via pure il ricordo di un sentimento, comunque inconciliabile con tutto quanto lo circonda.

Ma allo spettatore resta il dubbio che la chiave di lettura della commedia possa essere altra.  Nell’attimo in cui sta per inciampare, o evitare d’inciampare, il ladro notturno – come il naufrago che mentre affoga vede scorrere tutta la vita passata – afferra fra le tante possibilità future quella che forse più detesta, la tranquilla vita piccolo borghese con i suoi scontati e stucchevoli stereotipi.

Ed in entrambi i casi quanto si prospetta al ladro maldestro é vissuto come un incubo dal quale si deve in ogni caso uscire.

Luigi Gnudi ha dato ironia alla parte di Ferruccio, ladro sì, ma anche uomo, meglio, gentiluomo, che vorrebbe forse sì una vita tranquilla di coppia, senza accettare però le necessarie e pure sgradevoli conseguenze. L’attore si è saputo muovere con sapiente equilibrio fra l’essere ladro e il poter essere innamorato della sua vittima.

Emilia Ippolito ha dato prospettiva con maestria al delicato profilo all’archetipo femminile della donna–madre che tutto capisce e tutto perdona, rappresentato da Veronica, la signora, che s’innamora dell’uomo che ha fatto irruzione con l’inganno di notte nella sua intimità.

Stefania Uccheddu ha dato vivacità alla temuta figura, a dire il vero più dagli uomini che dalle donne, dell’amica fedele ed impicciona.

Silvana Camilletti ha avvinto il pubblico con un’altra mirabile sua recitazione, quella della pittrice moderna, Isabella; esilaranti le sue rapite declamazioni “ sull’inespugnabilità progressiva dell’intima rimozione di una passione emarginata”, o sulla più sintetica “ inespugnabilità progressiva dell’intimo ”.

Laura Marziale, Ennio Bollici,  Daniele Cipollone e Vittorio Ciardo hanno saputo recitare, come richiedeva la trama, sopra le righe gli  stereotipi – così come sono visti dal punto di vista di chi fa altri mestieri, come pure quello di ladro – di Loredana, l’amica svampita, Federico, il banchiere suscettibile, Antonio, il commissario di polizia e Adalberto, l’arredatore. 

Calda, elegante eppure essenziale la scenografia di Marco Casparri.

Le luci ed i suoni di  Mauro Campana con l’ormai solita armonia hanno scandito i tempi narrativi.

Il pubblico, numeroso anche quest’anno, ha seguito con attenzione il nuovo adattamento di Pino Ferrara diretto agilmente da Arnaldo Teodorani gratificando l’intero il cast di lunghi applausi.

 

Ennio Falabella – SM News

  

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